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Penisola dello Yucatan: Avventura Maya

LEAD Technologies Inc. V1.01La salita dell’enorme piramide a gradoni è ripida e lascia senza fiato. Ma una volta conquistata la vetta, mi sento un po’ Indiana Jones: la vista spazia a 360 gradi su un “oceano verde” che brilla sotto il sole implacabile del Tropico. Nella trama fitta della vegetazione, s’intravedono i profili di altre rovine. Tutto attorno silenzio, interrotto solo dalle voci dei miei compagni di avventura. Siamo praticamente soli in questo spettacolare sito archeologico Maya, non ancora scoperto dal turismo di massa. Si chiama Calakmul e si trova nello stato messicano di Campeche, all’interno della penisola dello Yucatan, e a pochi chilometri dal confine con il Guatemala. La grande area archeologica sorge all’interno della riserva della biosfera di Calakmul, un territorio di oltre 700 mila ettari dove vivono la scimmia urlatrice, il giaguaro e il puma. E poi i daini, centinaia di specie di farfalle, serpenti e uccelli tropicali. Qui, quasi duemila anni fa nacque, brillò e poi sfiorì una grande e potente città-stato del Mondo Maya: al suo declino la selva rigogliosa e invadente ha preso il sopravvento e nel corso dei secoli gli edifici maestosi sono stati corrosi dal vento e dal sole, sbiaditi e progressivamente “inglobati” dalla vegetazione. Così li hanno riscoperti gli archeologi poco più di 30 anni fa, e così appaiono ancora oggi agli occhi dei visitatori. Persino l’ascesa alla sommità della piramide principale - una delle più alte dell’architettura Maya, con i suoi 45 metri e una pendenza ripidissima – sembra la scalata di una imponente montagna.
Alle rovine si arriva solo a piedi, inoltrandosi lungo piccoli sentieri sterrati che tagliano la selva; ad un tratto il sipario verde della selva si solleva per svelare l’elaborato intreccio di rovine: con un po’ di fantasia, si possono immaginare templi e palazzi come erano al tempo del loro splendore, variopinti e svettanti in piazze brulicanti di vita. E si può camminare per ore, incrociando solo pochi altri visitatori curiosi.

UNA ROVINA TUTTA PER TE
Nelle vicinanze di Calakmul si trovano altri siti archeologici di dimensioni più contenute ma ugualmente ricchi di edifici monumentali, e se possibile, ancor meno frequentati: l’ideale per chi vuole provare l’emozione di “avere le rovine tutte per sé”.
A Becàn, il centro urbano era completamente cinto da un fossato con torri e gallerie, di cui rimangono evidenti tracce. Anche qui ci sono grandi edifici a piramide tutti da scalare. Ancor più ricche di particolari sono le rovine di Chicannà. Le facciate di alcuni edifici sono giganteschi mascheroni antropomorfi, dalla bocca spalancata, che combinano con fattezze umane e animali, dando vita a esseri immaginari. Questi rappresentano le divinità e le forze cosmiche venerate dai Maya. La cosmogonia infatti, metteva al centro dell’universo gli elementi naturali: il cielo, il vento, il fuoco e soprattutto l’acqua – preziosissima fonte di vita – in tutte le sue manifestazioni. Qui, come in numerosi altri siti della regione onnipotente è l’immagine di Chaac, il Signore della Pioggia, con il suo inconfondibile naso a forma di proboscide. Il “pezzo forte” del vicino centro cerimoniale di Xpuhil, invece, è un grande edificio a tre torri.

COME IN UN FILM
Se questi tesori nel cuore della selva sono ancora un segreto condiviso da pochi, negli ultimi anni i riflettori della notorietà si sono accesi su un altro sito Maya campechano, quello di Edznà, che sorge in prossimità della costa, a 60 km dalla città di Campeche. Tutto merito di Mel Gibson, che si è ispirato alle sue architetture e l’ha scelto per girare alcune scene di Apocalypto, il suo discusso film, dedicato alla decadenza dei Maya.
Un indubbio richiamo, soprattutto per i turisti in arrivo dal Nord America: non per niente tutte le brochure oggi giocano la carta hollywodiana, con lo slogan “Mel Gibson ha scelto Edznà per il suo film: voi cosa aspettate a scoprirla?”. E, bisogna ammettere, il regista australiano ha certamente buon occhio per le location suggestive e spettacolari: entrando nel sito si è colpiti dalle sue architetture imponenti ma armoniche, dalle linee snelle ed eleganti e dalla raffinatezza delle decorazioni di pietra, un intricato ricamo di forme stilizzate.

IL “BAROCCO” PRECOLOMBIANO
Sono tutte “cifre” dello stile architettonico Puuc, quello che molti storici definiscono il “Barocco Maya” per l’esuberanza decorativa e la raffinatezza delle forme. Per ammirarlo al meglio, bisogna attraversare il confine di stato e passare nello Yucatan, raggiungendo lo splendido sito di Uxmal.
Qui gli edifici sono quasi completamente rivestiti di piccoli blocchi di pietra colorati, incastrati superfici a formare decorazioni.Come nel quadrato delle monache, formato da quattro edifici allungati attorno ad un cortile, completamente ricoperti da greche, serpenti, teste di tartarughe e mascheroni del dio Chaac. Ma l’edificio simbolo di Uxmal è la spettacolare piramide LEAD Technologies Inc. V1.01dell’indovino, dall’insolita base ellittica. Tutto attorno al complesso si estendono a perdita d’occhio le “terre basse” dello Yucatan: un enorme tavolato calcareo dove le acque piovane penetrano in profondità, depositandosi sulla faglia freatica sotterranea e dando vita a numerosi fiumi e canali e soprattutto ai tipici cenotes, minuscoli specchi d’acqua in cavità sotterranee.

Per i sub esperti, alcune agenzie specializzate locali organizzano speleo-immersioni guidate nei labirinti del sottosuolo della penisola. Ma molti cenotes sono facilmente accessibili tramite piccoli sentieri che si infilano nel sottosuolo, raggiungendo caverne debolmente illuminate dalla luce che filtra dall’alto. L’acqua è fredda e trasparente: perfetta per un tuffo rigenerante dopo le visite archeologiche.
In superficie, il territorio è una piatta distesa grigioverde punteggiata di macchia tropicale e agavi, interrotta solo dal profilo isolato delle haciendas, grandi tenute agricole impiantate nel periodo della dominazione coloniale per la coltivazione dell’agave, da cui si ricavano fibre naturali utilizzate per il cordame.

MAGIE DI PIETRA E LUCE
I Maya furono un popolo di grandi astronomi e matematici, architetti e urbanisti. In particolare, la loro architettura rivela le loro profonde conoscenze astronomiche e matematiche. Spesso, ad esempio, l’orientamento degli edifici principali è in perfetto allineamento con le costellazioni celesti: ciò crea la possibilità di particolari “giochi di luce” in concomitanza con i fenomeni astrologici. Come le eclissi, che gli astronomi Maya erano in grado di prevedere con impressionante precisione, oppure i solstizi. L’esempio più famoso è quello della grande piramide di Kukulcan a Chichen Itzà, recentemente entrata nel novero delle nuove “Sette Meraviglie del Mondo”.

La piramide fu progettata in modo che ogni anno, durante l’equinozio di primavera, il sole al tramonto disegni  lungo i suoi 365 gradini un serpente di luce che appare discendere dalla sommità della costruzione. E ancora oggi, ogni anno una grande folla di visitatori si dà appuntamento davanti alla piramide per assistere a questa “magia” che si rinnova, a ideale congiunzione tra passato e presente.

CHIESE E MERCATI
Ma la penisola dello Yucatan non offre solo natura e archeologia: ci sono anche città e paesi ricchi di tradizioni e di vita. Affacciata sulle placide acque del Golfo del Messico, la città di Campeche, capitale dello stato omonimo, ha un delizioso centro storico coloniale protetto da imponenti bastioni, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità e meticolosamente restaurato. Camminando per le strade, su cui si affacciano bassi edifici colorati come confetti tropicali, si arriva allo zocalo (la piazza principale), dall’atmosfera tipicamente messicana: all’ombra delle imponenti torri barocche della cattedrale, nel giardino disseminato di panchine, i “grandi” passeggiano e chiacchierano, mentre i bambini giocano e schiamazzano. E nel grande gazebo centrale si esibiscono bande e musicisti tradizionali. In città ci sono anche interessanti musei, fra cui il nuovo Museo di archeologia all’interno del Forte di San Miguel, con splendidi pezzi Maya provenienti da tutta la regione e presentazioni multimediali.
Spostandosi a Merida, le architetture coloniali si mescolano ai colori e ai sapori della cultura indigena. La chiamano “città bianca”, per il candore sotto il sole del tropico, delle sue chiese e dei suoi edifici storici. Ma il bianco fa da sfondo a un arcobaleno di colori, quelli della frutta e della verdura in vendita sulle bancarelle dei mercati, e degli oggetti di artigianato locale, come le celebri amache a righe variopinte.

HACIENDAS O ECORESORT?
Viaggiando nella regione, per vivere al meglio l’atmosfera locale, si può decidere di soggiornare in ex-haciendas coloniali trasformate in raffinati resort di campagna. Alcune sono situate nelle vicinanze dei siti archeologici. LEAD Technologies Inc. V1.01
Non lontano da Uxmal, ad esempio, si trovano l’haciendas Temoson, che ha anche una chiesa privata e una raffinata spa che offre trattamenti a base di prodotti indigeni, e l’haciendas Santa Rosa, con ambienti d’epoca e raffinati arredi in stile coloniale. Nelle sue Mayan Villas si dorme su grandi letti sospesi su corde fissate al soffitto: la versione deluxe delle tradizionali amache. Vicino a Edznà, invece, c’è la spettacolare haciendas Uayamon: i suoi ambienti settecenteschi sono stati rinnovati con un tocco contemporaneo, come nella scenografica piscina centrale, che conserva le antiche colonne. Si dorme in eleganti casitas con giardino e veranda privati.
Nell’area di Calakmul, le possibilità di soggiorno diventano più limitate, ma in cambio consentono una full immersion nella natura. La struttura migliore è il Chicannà Ecovillage, un ecolodge immerso nella selva, con confortevoli bungalow di legno e una piccola piscina. L’energia è ricavata da pannelli solari e tutti i materiali sono locali.

Tratto dalla rivista GOO!AWAY – viaggi&scoperte


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